di Angela Tapparo in collaborazione con Raffaele Landolfi 

Una definizione di leadership aziendale

La leadership aziendale è un vero e proprio processo, tramite cui la figura del leader riesce a coinvolgere, motivare e stimolare i membri del proprio team verso la realizzazione di finalità condivise di business, grazie alla piena promozione del loro potenziale. In particolare, grazie alla sua cruciale ed attenta gestione del capitale umano, il leader è in grado di promuovere un’energia positiva nel gruppo, generare un buon clima organizzativo, e creare empowerment nell’azienda e nei singoli individui.

I continui cambiamenti del contesto lavorativo e del mercato richiedono al leader di essere continuamente competitivo e pronto per poter rispondere ad esigenze e sfide sempre più complesse. Questo rende necessaria una costante formazione, ma anche lo sviluppo, da parte del leader, della capacità di adattamento.

Quali sono le sue caratteristiche

Data la complessità del contesto in cui si muove, per il leader non ci sono, di fatto, delle caratteristiche predefinite che, una volta acquisite, gli garantiscano di agire sempre e nel modo più funzionale il proprio ruolo. Piuttosto, la chiave per il suo successo consiste nell’adattarsi alle caratteristiche del proprio team e dell’organizzazione in cui lavora.

Questo richiama il modello teorico della Leadership situazionale di Blanchard ed Hersey.

Secondo questo modello, ci sono quattro stili di leadership differenti, e il leader deve scegliere attentamente quale agire a seconda di alcune caratteristiche delle persone con cui collabora.

Vediamoli insieme:

  1. Stile direttivo: è il leader a prendere le decisioni ed a comunicarle in modo unidirezionale ai collaboratori;
  2. Stile persuasivo: anche in questo caso, è il leader a decidere, ma lo fa dopo essersi confrontato coi collaboratori;
  3. Stile partecipativo: questo stile si caratterizza per il fatto che il processo decisionale è condiviso tra il leader e i propri collaboratori;
  4. Stile delegante: in quest’ultimo stile, il leader delega le decisioni e l’organizzazione del lavoro ai propri collaboratori, senza decidere in prima persona.

Per ottenere una leadership positiva e di successo, guidando al meglio il proprio team, è dunque fondamentale saper scegliere lo stile più efficace a seconda della situazione: per farlo bisogna comprendere il contesto ed analizzare il livello di maturità dei propri collaboratori.

Esempi di una leadership positiva

In particolare, secondo il modello di Blanchard ed Hersey, una leadership positiva sa adattarsi al livello di maturità del proprio collaboratore, che è definito da due variabili che si incrociano:

  1. Competenza ed esperienza;
  2. Motivazione e dedizione rispetto ad un determinato compito.

Nello specifico, i vantaggi di adattare lo stile di leadership al livello di sviluppo dei collaboratori sono tanti e generano effetti positivi per l’azienda, il gruppo ed il singolo lavoratore: infatti, i compiti sono portati a termine, le relazioni sostenute e si promuove la crescita delle risorse. D’altro lato, l’uso di uno stile inadatto alle caratteristiche del lavoratore porta a potenziali svantaggi, come l’insuccesso o la diminuzione dell’autonomia. Per questo motivo, per una leadership efficace è cruciale saper valutare attentamente il livello di maturità delle proprie risorse, che devono essere, quindi, poste al centro dei processi di lavoro.

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