di Angela Tapparo in collaborazione con Raffaele Landolfi e Federica Cominelli

Il leader, come si può comprendere dall’origine inglese to lead”, “condurre”, corrisponde alla guida riconosciuta di un gruppo, che coinvolge i propri collaboratori verso il raggiungimento di obiettivi condivisi. Si comprende, dunque, quanto questa figura sia importante e centrale per un’efficace gestione dei lavoratori e per la realizzazione degli standard di performance aziendali prefissati. Infatti, la leadership permette di raggiungere le finalità organizzative insieme alle persone e grazie ad esse, stimolando la loro motivazione (Bonfiglioli, 2008).

Data la rilevanza della figura del leader per l’organizzazione, è importante comprendere come sia possibile diventare un buon leader. Infatti, per quanto alcune teorie, come quelle dei tratti, abbiano ritenuto che la leadership fosse innata e non si potesse sviluppare, i modelli più recenti ritengono che essa sia un insieme di tratti, capacità e comportamenti (Ojokuku, et al., 2012) che si possono acquisire e sviluppare.

Nello specifico, anche se esistono diversi stili di leadership, ci sono cinque qualità fondamentali proprie di un buon leader che possono fare da guida a tutti coloro che ricoprono tale ruolo.

1.Essere autorevole: sapere molto

Per un leader, sapere è un requisito importante. In particolare, ciò significa che deve aver sviluppato conoscenze specifiche, competenze tecniche ed esperienze in merito all’ambito in cui lavora coi propri collaboratori. Ciò gli permetterà di essere un sicuro punto di riferimento per il suo team, ed anche di essere aperto a punti di vista differenti ed alla complessità, appunto perché non c’è semplificazione nel suo sapere.

Malgrado si tratti di un sapere tecnico, non bisogna dimenticare che questo sapere non si sviluppa nel vuoto. Infatti, per un leader che voglia sapere molto, la capacità di relazionarsi e di porsi in ascolto dei propri collaboratori è di centrale importanza, poiché è proprio nella relazione e nel confronto che si crea conoscenza. Infatti, la leadership è un processo sociale al cui centro si trovano la capacità di motivare il team, di comunicare, di responsabilizzare i lavoratori, di creare appartenenza: dunque, possedere molte conoscenze professionali non è di fatto sufficiente, per quanto importante. Il leader deve così acquisire un approccio umano, generativo, per gestire al meglio il capitale umano e massimizzare i rendimenti organizzativi, come si può comprendere dai punti successivi.

2.Essere sé stesso: avere coerenza

Per quanto possa risultare superfluo, per un leader essere ciò che è, senza cercare di essere qualcun altro, è fondamentale. Infatti, essere sé stessi permette di dare coerenza alle proprie azioni nei confronti dei collaboratori e dunque di rafforzare il proprio ruolo di guida, mentre il contrario può portare i collaboratori a non percepirci più come un punto di riferimento.

In particolare, per essere sé stessi è centrale avere consapevolezza di sé o Self-awareness. Questa permette di riconoscere le proprie emozioni nel momento presente, i propri punti di forza ed anche quelli di miglioramento, sapendo l’impatto che questi hanno sulle proprie azioni ed anche sui rapporti con i collaboratori.

3.Essere e sembrare giusto

Un leader dovrebbe sempre porre la massima attenzione nell’essere giusto nei confronti dei propri collaboratori. Questo significa avere la capacità, e la volontà, di acquisire il loro punto di vista, di mettersi empaticamente nei loro panni, potendo così comprendere quali effetti potrebbero avere su di loro le sue azioni e quali siano le decisioni più adatte da prendere.

4.Essere attento al grande ed al piccolo

Anche se si potrebbe pensare che la priorità del leader sia il raggiungimento degli obiettivi organizzativi, sicuramente fondamentali, il leader non deve mai perdere di vista il singolo collaboratore che, in quanto persona, può portare con sé problematiche e difficoltà. È quindi fondamentale per il leader riuscire a bilanciare la propria energia tra gli obiettivi aziendali e l’attenzione al singolo, in modo da creare un circolo virtuoso di sviluppo e miglioramento ad entrambi i livelli.

5.Essere creatore di appartenenza

L’attenzione ai propri collaboratori da parte del leader si esprime anche nel creare un senso d’appartenenza all’interno del gruppo. Infatti, la presenza di un forte senso di appartenenza va a sviluppare un clima positivo nel contesto di lavoro, migliorando di conseguenza benessere, performance, motivazione e commitment delle risorse. Il leader deve dunque conoscere le giuste leve necessarie allo sviluppo del senso di appartenenza, che si basano fondamentalmente sulla capacità di mettere i collaboratori al centro del proprio operato, dando loro i giusti riconoscimenti e valorizzandoli.

Queste caratteristiche non devono essere però intese come regole che, a prescindere, garantiscono al leader di ricoprire al meglio il proprio ruolo. Infatti, il leader deve sempre adattarle, ed adattarsi, allo specifico contesto in cui si trova, nonché ai propri collaboratori, grazie ad una loro approfondita conoscenza, secondo il modello della Leadership situazionale.

Le caratteristiche appena descritte non sono innate ma possono essere apprese tramite specifici percorsi formativi!

Così, nasce la Masterclass ENJOY TEAM, che vuole promuovere la presenza di collaborazione e di relazioni efficaci all’interno del team di lavoro, anche grazie allo sviluppo delle specifiche competenze del leader.

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Bibliografia:

Bonfiglioli, R. (2008). Leadership e dintorni: una storia italiana. Milano: Angelo Guerini e Associati SpA.

Ojokuku, R. M., Odetayo, T.A., Sajuyigbe, A.S. (2012). Impact of Leadership Style on Organizational Performance: A Case Study of Nigerian Banks. American Journal of Business and Management, 1 (4), 202–207.