A cura di Manuela Rossini


L’intelligenza emotiva (IE o EI, dall’inglese Emotional Intelligence) è inserita tra le prime 10 competenze richieste dal World Economic Forum, è ricercata dai recruiter e incoraggiata dagli imprenditori: essa ricopre sempre più importanza nel mondo del lavoro. Lo dimostra lo studio Workplace Trend 2018 realizzato dal Gruppo Sodexo, dal quale emerge non solo che il 34% degli headhunter danno molta importanza a questa qualità nelle selezioni, ma anche che creare un ambiente di lavoro in grado di stimolare l’intelligenza emotiva è il trend del momento. Secondo gli esperti questa qualità risulta fondamentale per la carriera: la maggior parte delle persone di successo infatti possiede un buon livello di Intelligenza Emotiva[1].


Cos’è l’intelligenza emotiva?

Salovey e Mayer furono i primi ad utilizzare l’espressione “intelligenza emotiva” per definire un sottoinsieme dell’intelligenza sociale caratterizzata da tre dimensioni di abilità: l’abilità di discriminare le emozioni, quella di regolare le proprie ma anche le emozioni altrui, e quella di usare queste informazioni per guidare il proprio pensiero e le proprie azioni nella risoluzione dei problemi (Grazzani Gavazzi, Antoniotti, Ciucci, Menesini & Primi, 2009)[2]. Più nel dettaglio, secondo il modello dei due autori, l’intelligenza emotiva include:

  • Percezione delle emozioni: è intesa come la capacità di rilevare e decifrare non solo le proprie emozioni, ma anche quelle altrui.
  • Uso delle emozioni: è inteso come la capacità dell’individuo di sfruttare le emozioni e applicarle ad attività come pensare e risolvere problemi.
  • Comprensione delle emozioni: è la capacità di capire le emozioni e di comprenderne le variazioni e l’evoluzione nel tempo.
  • Gestire le emozioni: è la capacità di regolare le emozioni proprie e altrui, sia positive che negative, gestendole in modo da raggiungere gli obiettivi prefissati.

Nonostante ciò, il concetto di Intelligenza Emotiva ha iniziato a prendere piede fra il 1995 e il 1996 a seguito della pubblicazione del libro “Intelligenza Emotiva: Che cos’è e perché può renderci felici” da parte dell’autore e giornalista scientifico Daniel Goleman. Secondo il modello di Goleman, l’IE comprende una serie di capacità e competenze che guidano l’individuo soprattutto nel campo della leadership. In particolare, secondo lo psicologo, l’Intelligenza Emotiva è caratterizzata da[3]:

  • Consapevolezza di sé: è intesa come la capacità di riconoscere le proprie emozioni e i propri punti di forza, i propri limiti e le proprie debolezze; la capacità di intuire come queste caratteristiche personali sono in grado di influenzare gli altri.
  • Autoregolazione: è la capacità di gestire i propri punti di forza, emozioni e debolezze, adattandoli alle diverse situazioni che possono presentarsi, allo scopo di raggiungere gli obiettivi.
  • Abilità sociale: è la capacità di gestire le relazioni con le persone allo scopo di “indirizzarle” verso il raggiungimento di un determinato obiettivo.
  • Motivazione: è la capacità di riconoscere i pensieri negativi e di trasformarli in pensieri positivi in grado di motivare sé stessi e gli altri.
  • Empatia: è la capacità di comprendere appieno e sentire lo stato d’animo delle altre persone.

A ciascuna di queste caratteristiche appartengono diverse competenze emotive intese come abilità pratiche dell’individuo necessarie ad instaurare relazioni con gli altri. Queste competenze non sono innate, ma possono essere apprese, sviluppate e migliorate al fine di raggiungere prestazioni lavorative e di leadership significative.


Le emozioni nell’orientamento e nell’organizzazione

Il linguaggio corrente riporta ancora tracce consistenti della diffidenza verso la vita emotiva: ci insegna che occorre decidere a “mente fredda” o che “non bisogna farsi prendere dall’emozione”, che la sede dell’intelligenza è nel cervello-mente e quella dei sentimenti nel cuore. La quotidianità in realtà è caratterizzata da esperienze emotive, se ne vivono circa 500 al giorno, anche se si è coscienti solo di una piccola parte di esse. Grazie alle emozioni riusciamo ad orientarci nelle nostre scelte e nelle decisioni quotidiane. Contrariamente a quanto si possa pensare esse non sono contrapposte al pensiero razionale, ma lo aiutano ad organizzarsi. Questa consapevolezza porta a capire la necessità di esplorare le emozioni sul posto di lavoro, motivo per cui l’intelligenza emotiva è diventata un’abilità chiave di aziende e leader che, se coltivata attraverso programmi ad hoc, può migliorare anche del 70%. Per il prof. Cary Cooper della Manchester Business School, noto docente esperto in psicologia organizzativa e della salute, “la base dell’IE nelle organizzazioni è avere dei manager in grado di tradurre le loro forti competenze sociali e interpersonali in comportamentie strategie di leadership. Questo crea le adeguate condizioni psicologiche e fisiche per far sentire i collaboratori motivati, apprezzati e degni di fiducia”[4].


Guidare le persone con le emozioni

I grandi leader sanno scuoterci. Accendono il nostro entusiasmo e animano quanto di meglio c’è in noi. Quando cerchiamo di spiegare il segreto della loro efficacia, parliamo di strategia, lungimiranza, carica ideale. In realtà, però, la grandezza di una leadership si fonda su qualcosa di molto più primitivo: la capacità di far leva sulle emozioni”. Daniel Goleman “Intelligenza Emotiva: Che cos’è e perché può renderci felici”

Con queste parole, Daniel Goleman definisce una qualità fondamentale del leader: la capacità di utilizzare opportunamente l’intelligenza emotiva per innescare sentimenti positivi[5]. Per un Leader è essenziale sviluppare le competenze di Intelligenza Emotiva, perché le emozioni guidano le persone, e le persone guidano le PERFORMANCE.

Infatti l’intelligenza Emotiva[6]:

  • Impatta per il 55% sulle PERFORMANCE;
  • Aiuta il Leader nel People Management;
  • Sviluppa MOTIVAZIONE per lo spirito di squadra;
  • Aiuta a mantenere il Focus;
  • Aiuta a costruire RELAZIONI EFFICACI sia interni che con i fornitori e i clienti;
  • In azienda, è la base per sviluppare un clima positivo per l’eccellenza delle performance e il benessere delle persone;
  • Aiuta a gestire il work life balance;
  • Aiuta a sviluppare la resilienza e il problem solving;
  • Indispensabile per il Change Management;
  • Sviluppa l’Ottimismo.

Data l’importanza, PEOPLEwellBe ha sviluppato il progetto ENJOY TEAM per tutti coloro che ogni giorno sperimentano quanto il “fattore umano”, le relazioni e le soft skills sono fondamentali nel raggiungimento degli obiettivi delle imprese. Il progetto ha come scopo quello di sviluppare IE-Intelligenza Emotiva nei team di lavoro e sviluppare le IE-skill non sfruttate in modo completo per spingere al successo lavorativo.

Qualsiasi lavoro, in quanto svolto da esseri umani, richiede capacità emozionali.  In un contesto socio-economico complesso, competitivo e caratterizzato da continui cambiamenti come quello che viviamo oggi, l’Intelligenza Emotiva, in quanto abilità, può essere misurata, appresa e migliorata attraverso la formazione e la pratica.

RIFERIMENTI:

[1] https://www.ansa.it/canale_lifestyle/notizie/societa_diritti/2018/11/07/lintelligenza-emotiva-e-la-nuova-competenza-per-il-successo_0e1fa415-cc94-47b3-b76a-22a9202f00ed.html

[2] Grazzani Gavazzi, I., Antoniotti, C., Ciucci, E., Menesini, E., Primi, C.(2009). La misura dell’intelligenza emotiva: Un contributo alla validazione italiana

dell’Emotional Intelligence Scale (EIS) con adolescenti. Giornale Italiano di Psicologia, 3, 635-656

[3]https://www.my-personaltrainer.it/benessere/intelligenza-emotiva.html

[4] https://www.ansa.it/canale_lifestyle/notizie/societa_diritti/2018/11/07/lintelligenza-emotiva-e-la-nuova-competenza-per-il-successo_0e1fa415-cc94-47b3-b76a-22a9202f00ed.html

[5] https://online-psicologo.eu/essere-leader-leadership-intelligenza-emotiva/

[6] https://www.leadershipmanagementmagazine.com/articoli/lintelligenza-emotiva-la-leadership/