a cura di Manuela Rossini

Il Coronavirus è entrato nelle nostre vite, costringendoci a riorganizzare la quotidianità e a modificare stile di vita. Gli esseri umani, pur sforzandosi di essere razionali confidando nella logica, hanno anche una componente psicologica in cui le emozioni svolgono un ruolo fondamentale stravolgendo anche le scelte più pianificate.

Prima, abbiamo affrontato l’isolamento accompagnato da emozioni contrastanti, a volte difficili da gestire, come l’ansia, la tristezza, la paura, la rabbia. Ora ci troviamo di fronte ad una nuova sfida, ovvero la ripartenza e questo significa imparare a convivere con il virus attraverso una lenta e graduale ripresa delle principali attività lavorative e sociali. Si tratta di trovare una capacità di adattamento che richiede necessariamente flessibilità.

La gestione delle emozioni

La fase 2 porta con sé nuove emozioni da affrontare, come l’euforia per la riapertura, la paura del nemico ancora presente, l’ansia per la prospettiva di un allentamento delle restrizioni e la frustrazione per ciò che ancora non possiamo fare. Bisogna imparare ad accogliere queste emozioni del tutto normali, salutari, congruenti e facenti parte della vita di ognuno. Non siamo strutturati per sostenere situazioni di allerta o pericolo troppo a lungo: in passato gestiti con l’attacco o la fuga, oggi bloccati in situazioni stressanti in modo continuativo e che hanno effetti negativi sulla salute fisica e mentale.

Nell’articolo pubblicato sulla nota rivista, il “Lancet”, “The psychological impact of quarantine and how to reduce it: rapid review of the evidence” (Brooks, Webster, Smith, Woodland, Wessely, Greenberg&Rubin, 2020), gli autori hanno osservato che la pandemia e le misure di contenimento del contagio, tra cui il distanziamento fisico, l’isolamento domiciliare e la quarantena, hanno comportato in pochi giorni una significativa prevalenza di disagio psicologico e disturbi psicologi e psichiatrici. Nella maggior parte degli studi gli effetti psicologici includevano sintomi da Disturbo post traumatico da Stress (DPTS), confusione e rabbia, mentre i fattori stressanti includevano la durata prolungata della quarantena, il timore di contagio, la frustrazione, l’assistenza inadeguata, l’informazione errata e la perdita finanziaria. Questi dati mostrano un quadro progressivo di disagio psicologico caratterizzato da: preoccupazione eccessiva e paura, ansia, panico, demoralizzazione, depressione medio lieve e grave, stigmatizzazione sociale per i contagiati, per coloro in quarantena e per i loro familiari.

Gli effetti a lungo termine della pandemia

La paura, la preoccupazione, le incertezze e i fattori di stress possono portare a conseguenze a lungo termine all’interno delle comunità, delle famiglie e degli individui vulnerabili. In particolare, il Ministero della salute, ha evidenziato come questi fattori possono causare:

  • Deterioramento dei social network, dinamiche locali ed economie
  • Stigmatizzazione dei pazienti sopravvissuti
  • Possibile maggiore stato emotivo alterato
  • Rabbia e aggressività nei confronti di figli, coniugi, partner, familiari
  • Sfiducia nelle informazioni fornite dal governo

Il “ritorno alla normalità” probabilmente non avverrà mai, perché la “normalità” che ci si aspetta non sarà quella di prima: dopo questa esperienza guarderemo ogni cosa con occhi diversi. La pandemia mette a rischio la salute psicologica, in quanto ci costringe a ripensare al rapporto che abbiamo con i nostri familiari, amici, colleghi, ci obbliga a modificare i significati che attribuiamo alla casa, al lavoro e alla scuola. Tutto questo ha delle conseguenze sulla rassicurante costruzione mentale che ognuno ha del mondo e delle relazioni sociali, intaccando i vissuti e le simbolizzazioni che abbiamo del contesto entro cui viviamo e ci muoviamo.

Il supporto degli psicologi

La pandemia ha, perciò, determinato una frequenza maggiore di aziende e individui che si rivolgono agli psicologi per interventi di supporto e prevenzione sul campo, soprattutto per le persone più colpite. In questo senso, PEOPLEwellBe ha messo in campo le proprie risorse e competenze mettendo a disposizione i corsi Educational che comprendono video educational disponibili in modalità E-learning e accessibili da ogni dispositivo attraverso delle credenziali personali. Si tratta di quattro progetti sviluppati per sostenere tutte le persone all’interno di un sistema famiglia, gruppo o azienda messi a dura prova dal COVID19. In particolare:

  • Il corso Resilience, nato per organizzare ed affrontare il rientro in azienda, affronta varie sfere della resilienza;
  • Il corso Change per gestire il cambiamento prendendo in esame competenze da allenare e sviluppare per affrontare il futuro;
  • Il corso Manager+, nato per gestire il management aziendale è rivolto principalmente a manager, responsabili e dirigenti ed è stato sviluppato per promuove una leadership trasformazionale e co-generativa;
  • Lo sportello di ascolto psicologico, con finalità non terapeutiche, Here4you che fornisce ascolto, sostegno e aiuto per fronteggiare le difficoltà e il disagio che caratterizzano questo periodo.
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