a cura di Manuela Rossini

Elaborare un lutto durante l’isolamento sociale

Un lutto impone di ridefinire la propria esistenzatrovare un nuovo equilibrio in un sistema di riferimento affettivo e “pratico” sensibilmente modificato. Disperazione, rabbia, rifiuto della situazione, seguiti da sofferenza psico emotiva e profonda mancanza della persona cara sono stati d’animo che solitamente si manifestano per alcuni mesi, ma spesso, possono persistere anche per 1-2 anni[1]. Le emozioni negative, il disagio e il senso di colpa e smarrimento tendono a essere elaborati e ad attenuarsi con il passare del tempo, permettendo a poco a poco di recuperare un buon tono dell’umore e di ricominciare a vedere la propria vita in una prospettiva positiva. Con elaborazione del lutto si intende il lavoro di rielaborazione emotiva dei significati, dei vissuti e dei processi sociali legati alla perdita dell'”oggetto relazionale”, ovvero della persona con la quale si era sviluppato un legame affettivo significativo. Il processo di elaborazione della perdita in base all’intensità del legame affettivo interrotto, alle sue modalità e a diversi fattori protettivi o di rischio, può essere di durata e complessità variabile.

Le prime descrizioni della sintomatologia post-lutto vennero proposte da Lindermann nel 1944[2], esse comprendevano:

  • Disturbi somatici di vario tipo;
  • Preoccupazioni riguardanti l’immagine del defunto;
  • Sensi di colpa nei confronti della persona scomparsa o delle circostanze della morte;
  • Reazioni ostili;
  • Perdita della capacità funzionale preesistente;
  • Tendenza ad assumere tratti comportamentali tipici del defunto

Successivamente Bowlby (1982)[3] individuò quattro fasi del lutto:

  1. Una prima fase di disperazione acuta, caratterizzata da stordimento e protesta, solitamente corrisponde al rifiuto della perdita;
  2. Una fase d’intenso desiderio e di ricerca della persona deceduta;
  3. Una fase di disorganizzazione e di disperazione;
  4. Una fase di riorganizzazione, durante la quale gli aspetti acuti del dolore cominciano a ridursi e la persona afflitta comincia ad avvertire un ritorno alla vita

Facendo riferimento alla Teoria a cinque fasi di Elizabeth Kübler Ross[4], una psichiatra svizzera, invece, è possibile individuare cinque tappe:

  1. La negazione, in cui si nega l’accaduto a causa dello stato di shock dovuto alla perdita;
  2. La rabbia, ovvero la fase in cui si tende a dare la colpa a qualcuno perché si pensa che la situazione sia ingiusta;
  3. La contrattazione, ossia una fase che definisce il momento in cui la persona cerca di capire cosa è in grado di fare, o meglio, in quali situazioni è in grado di nuovo di investire emotivamente. Si tratta di un vero e proprio negoziato intrapreso con diversi soggetti, come familiari, amici, figure religiose;
  4. La depressione, ovvero la fase in cui la persona inizia a prendere atto di ciò che ha perso. Secondo la psichiatra si possono individuare due tipologie di depressione: una reattiva, nella quale la persona inizia a prendere atto delle parti di sé che con il lutto ha perso ed una preparatoria, nella quale la persona inizia a prendere coscienza che ribellarsi alla perdita non è possibile;
  5. L’accettazione, ovvero l’ultima fase dell’elaborazione del lutto che consiste nell’accettare la perdita e riprendere la propria vita.

Durante le fasi di elaborazione si possono provare diversi sintomi sia a livello psicologico che a livello fisico, come: disturbi del sonno, emicranie, stanchezza, disturbi del comportamento alimentare, dolori muscolari, apatia e possibili attacchi di panico. Per Onofri e La Rosa (2015), dal punto di vista cognitivo, il lutto è caratterizzato da:

  • Incredulità, il primo pensiero che si prova nei momenti successivi alla perdita;
  • Confusione, infatti, molti soggetti riportano che dopo una perdita si sentono confusi, non riescono a organizzare i pensieri e non riescono a concentrarsi;
  • Preoccupazione, una ruminazione mentale continua che si manifesta principalmente in due versioni: col tenersi attaccati al ricordo del defunto per non lasciarlo andare o attraverso dei pensieri intrusivi riguardanti il deceduto sofferente o morente;
  • Senso di presenza: la persona in lutto può pensare che il defunto sia in qualche modo nell’area spazio-temporale attuale e corrente;
  • Allucinazioni, sia di tipo uditivo che visivo. Esse sono una frequente esperienza dei sopravvissuti. Queste esperienze illusorie transitorie in alcuni casi rappresentano qualcosa di sconcertante per chi le esperisce, anche se occasionalmente viene riportato che possono essere percepite come utili.

Superare la perdita con il sostegno psicologico

Non tutte le persone vivono la perdita allo stesso modo, per questo è possibile distinguere diverse tipologie[5] di lutto: il lutto anticipato, in cui le fasi del lutto iniziano a manifestarsi prima della perdita in sé, in quanto, come nel caso della malattia, ci si aspetta già la separazione dalla persona cara; il lutto ritardato che si realizza quando l’elaborazione del lutto arriva più tardi perché la persona che lo soffre cerca di ignorare la situazione; il lutto inibito, ovvero quando si evita la situazione perché si ha difficoltà ad esprimere le proprie emozioni, e quindi ad elaborare correttamente il lutto; il lutto cronico quando non si riesce ad elaborare il lutto e il ricordo della persona continua ad essere doloroso anche dopo diversi anni dall’accaduto.

Nella sofferenza è essenziale prendersi cura di sé stessi, come si farebbe durante la convalescenza di una malattia e non sentirsi obbligati ad assumere determinati atteggiamenti o a provare emozioni formalizzate. In alcuni casi, il lutto può trasformarsi in una condizione patologica se la sua elaborazione non avviene in maniera corretta. Per questo, può essere estremamente utile richiedere l’aiuto di uno Psicologo Psicoterapeuta. Il compito del terapeuta è quello di aiutare il paziente a sopportare la sofferenza causata dal lutto, permettere di elaborarlo, accettarlo e riuscire a trovare le corrette strategie di fronteggiamento.

Secondo Robert Neimeyer (2019), come l’approccio alla terapia del dolore, un modello di ricostruzione del significato aiuta il clinico ad occuparsi di due dimensioni chiave: il tentativo del paziente di confrontarsi con il significato della perdita e la sua capacità di integrarla nella narrazione della propria vita. Il terapeuta potrebbe mettere in atto diverse strategie per aiutare la persona o la famiglia ad elaborare il lutto. Il primo di questi riguarda l’elaborazione della storia dell’evento della morte, attraverso il racconto, nel tentativo di dargli un senso; il secondo si concentra sulla storia retrostante della relazione con il defunto, attraverso delle conversazioni immaginarie, al fine di ripristinare un senso di sicurezza ed elaborare gli “affari irrisolti” con lui o lei.

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[1] https://www.harmoniamentis.it/approfondimenti/lelaborazione-del-lutto/

[2] https://www.stateofmind.it/2016/11/lutto-reazioni-trattamento/

[3] https://www.stateofmind.it/2016/11/lutto-reazioni-trattamento/

[4] https://www.guidapsicologi.it/elaborazione-del-lutto

[5] https://www.guidapsicologi.it/elaborazione-del-lutto

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