a cura di Manuela Rossini

Il COVID-19 è entrato nelle nostre vite improvvisamente, come un uragano ha portato via alcuni elementi vecchi e ci ha costretti a ricostruire, riorganizzare e modificare alcuni aspetti della nostra vita, tra cui la famiglia.

Secondo il paradigma relazionale-simbolico la famiglia può essere definita come una specifica organizzazione che lega differenze originarie e fondamentali dell’uomo, ovvero quelle tra i generi, tra le generazioni e tra le stirpi. Ackerman (1937 in Gambini, 2007) definisce la famiglia come “unità sociale ed emotiva”, mentre Migliorini e Rania (2008) preferiscono definirla come “particolare gruppo sociale in relazione spazio-temporale con il contesto in cui è inserito, che si basa su un continuum di relazioni intime significative attraverso le diverse appartenenze di gruppo”. Questo mostra come la famiglia sia una realtà plurale, molteplice e difficile da definire: la famiglia può essere considerata come un progetto che attraverso traiettorie individuali diviene una scelta frutto di valori ed obiettivi comuni. A volte, però, può assumere traiettorie che possono modificarla, sia per eventi di vita accidentali, come nel caso del virus, sia per le evoluzioni a cui va incontro il progetto stesso.

Come cambiano le relazioni durante la quarantena?

Una componente fondamentale all’interno della famiglia è la relazione, ovvero tutti quei legami che si instaurano tra i diversi componenti e che durante questo periodo di restrizione possono modificarsi sia in positivo che in negativo. Nel momento in cui le dinamiche relazionali si spezzano i membri della famiglia non riescono più a comunicare e comprendersi tra loro. Le dinamiche familiari e relazionali sono l’insieme dei meccanismi che di volta in volta mantengono in equilibrio il sistema familiare: esse sono fondamentali per gestire al meglio i cambiamenti che si verificano quando degli avvenimenti, positivi o negativi come il COVID-19, vanno a modificare l’equilibrio relazionale, affettivo e sociale della famiglia. In particolare, secondo uno studio effettuato da Altroconsumo[1] e pubblicato il 24 aprile 2020, il 46% degli italiani intervistati che vive in casa con altre persone afferma che la quarantena ha avuto un impatto positivo sui rapporti all’interno della famiglia. Questo dato è stato riportato soprattutto da coppie che vivono con uno o più minori e nessun altro adulto. Il restante 63%, invece, ha dichiarato di aver avuto delle situazioni di conflitto. I principali elementi che hanno scatenato le tensioni sono:

  • la condivisione dello spazio;
  • la condivisione delle attività domestiche;
  • la condivisione di dispositivi tecnologici come TV, computer e tablet;
  • il diverso approccio in merito alle misure di prevenzione, come le abitudini igieniche e il restare a casa;
  • l’aiutare i figli con i compiti a casa.

Da questi dati emerge come, per alcuni, il contatto forzato con gli altri membri della famiglia ha portato ad una crescita e una ridefinizione delle relazioni, è stato motivo di sviluppo a livello individuale e familiare; per altri, è stato un momento di tensione, di litigi e scontri che hanno indebolito le relazioni.

L’importanza della cura delle relazioni famigliari

“La famiglia è una composizione di differenze. Dentro ad uno stesso nucleo si fronteggiano individui così diversi che sembrano spesso fatti, come direbbe Blake, per essere nemici”.

Valeria Ugazio, (2012)

La cura dei legami familiari non è garantita a priori ma, essendo l’esito delle relazioni familiari e sociali, è esposta ai rischi della frammentazione e della conflittualità: è fondamentale perciò riuscire a trovare un equilibrio o rivolgersi ad un esperto per ridefinire e guardare tutto ciò sotto una prospettiva diversa, in modo tale da divenire un’opportunità di crescita per chiunque. I rapporti familiari e i legami devono essere ridefiniti in base alle trasformazioni e agli eventi che coinvolgono il sistema nella sua totalità. Ogni cambiamento interno al sistema famiglia comporta una rielaborazione e assegnazione dei ruoli e delle funzioni che scompaiono, si trasformano o vengono interpretate in modo nuovo da altri componenti. Questo è quello che accade ed è accaduto nelle famiglie di medici e operatori sanitari, ad esempio, costretti a rimanere lontani per non rischiare di contagiare e mettere in pericolo i propri cari. La loro figura è assente all’interno della famiglia, per cui i restanti membri necessariamente hanno modificato la loro organizzazione e hanno iniziato a svolgere compiti magari mai fatti in precedenza. Il clima stesso inteso come l’insieme delle percezioni, dei vissuti e dei sentimenti dei membri della famiglia ha subito una variazione.

Se si considera l’approccio ecologico è possibile affermare che lo sviluppo, sia a livello individuale che familiare è contestuale (Migliorini&Rania, 2008). La costruzione dei legami significativi non può essere compresa al di fuori del contesto in cui i rapporti nascono, evolvono e si strutturano. Durante il periodo di emergenza, i sistemi che costituiscono l’ecologia familiare, ovvero la famiglia stessa, la rete sociale, i supporti esterni, le politiche sociali e gli aspetti culturali sono cambiati. I supporti avvengo tramite internet, a distanza, senza interazioni dirette, anche la politica sociale e i servizi hanno subito dei mutamenti: c’è un nuovo tipo di assistenza, ci sono nuovi orari e nuove regole.

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[1]www.altroconsumo.it

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