A cura di Manuela Rossini

La formazione in azienda

La formazione è un tema delicato. Non si tratta semplicemente di collocare delle risorse in seguito a percorsi strutturati e apparentemente consolidati. Il tema della formazione, in particolare della formazione tecnica necessaria ad affrontare l’evoluzione dei vari settori, richiede una riflessione anche sul piano qualitativo. Una recente ricerca sviluppata dal Miur[1] fornisce indicazioni utili a riguardo. L’indagine, condotta su una popolazione di seicento, imprese appartenenti prevalentemente al comparto manifatturiero, esplicita le richieste delle imprese riguardo ai giovani da inserire in azienda. Se si considerano i dati relativi al comparto della meccanica e della meccatronica (uno dei settori maggiormente consapevoli rispetto alle trasformazioni tecnologiche in corso), emergono per importanza le cosiddette soft skills, competenze trasversali che superano nelle preferenze delle imprese quelle legate a specifici ambiti di attività.

Le top 10 competenze trasversali

Secondo il World Economic Forum le competenze più richieste dalle aziende e in grado di fare realmente la differenza nel mercato del lavoro sono:

  1. Il pensiero critico
  2. La Flessibilità cognitiva
  3. Il Decision Making
  4. Il Problem Solving
  5. La Creatività
  6. L’Intelligenza Emotiva
  7. L’Orientamento al Servizio
  8. La Negoziazione
  9. Il Coordinarsi con gli altri
  10. La Gestione delle persone

La capacità critica come prima soft skill

Il “critical thinking”, ovvero il pensiero critico si colloca al primo posto a livello di importanza: si tratta di una soft skill che, oggi, sembra più che mai determinante nel contesto lavorativo e nella società contemporanea. Robert H. Ennis[2] definisce il pensiero critico come “un pensiero razionale e riflessivo focalizzato a decidere cosa pensare o fare”. Questo significa che esso comporta analisi, valutazione, ragionamento e comunicazione. Inoltre, richiede attenzione, chiarezza, precisione, focalizzazione e capacità di valutare pro e contro delle nuove tecnologie. Si tratta dell’attitudine a non fermarsi alla superficie delle cose o alla loro rappresentazione più semplicistica. Un buon pensatore critico dovrebbe, insomma, andare oltre i pregiudizi e tenere sotto controllo le intuizioni. È fondamentale puntare su tre strategie fondamentali che riguardano la capacità di riflettere e di non affidarsi a giudizi impulsivi, di motivare, ossia di farsi e fare continue domande e di cercare alternative sondando i diversi punti di vista che dovrebbero portare alla sintesi più equilibrata. Un “professionista” del “critical thinking”, secondo lo studioso americano, deve essere in grado di reperire il maggior numero di informazioni, di analizzarle e valutarle con scrupolo per poi riferire, in modo chiaro, la sua conclusione.

 

Le soft skills nell’approccio al lavoro

Nel lavoro, questa competenza “soft” risulta fondamentale perché strettamente correlata al “decision making” e al “problem solving”. Ma, come confermano numerosi studi, spesso i datori di lavoro non sanno bene come individuarlo o valutarlo e i manager non sanno come formare i membri del proprio team per svilupparlo. Da due anni, ad esempio, il Miur[3] ha avviato un’iniziativa chiamata Its 4.0 che vede impegnate le Fondazioni e le imprese per dare la possibilità agli studenti di affrontare e risolvere problemi complessi seguendo metodologie collaudate di gestione dell’innovazione. I risultati sono stati finora molto positivi a conferma che una didattica attiva centrata sul coinvolgimento attivo degli studenti favorisce consapevolezza e pensiero critico oltre che competenza e capacità di lavoro di gruppo.

Nell’approccio al lavoro, gli psicologici del comportamento suddividono il pensiero critico in 4 fasi misurabili: eseguire, sintetizzare, suggerire e generare. In particolare:

  • Prima fase: il dipendente o il membro di un team viene chiamato a eseguire un compito e a convertire le istruzioni ricevute in azione. In questa fase si mettono in atto ragionamento verbale, processo decisionale e risoluzione dei problemi.
  • Seconda fase: i membri del team imparano a ordinare una serie di informazioni e a capire cosa è importante, sintetizzandolo in punti chiave.
  • Terza fase: una volta immagazzinate le informazioni, i dipendenti devono essere in grado di dare suggerimenti solidi, ragionati, e di incidere in modo attivo nel processo in corso, per poter dare un contributo essenziale e decisivo. Siamo quindi nella la terza fase.
  • Quarta fase: il dipendente si trova davanti ad una sfida: deve essere in grado di proporre un’idea nuova, sulla base di quello che ha acquisito.

Generare innovazione con il critical thinking

I bravi pensatori critici sanno dare proposte nuove e fuori dagli schemi perché, a differenza degli altri, non si accontentano di pensare per analogie. Questo è il modo di riflettere sui problemi più comune: pensare per analogie significa, infatti, ragionare partendo da ciò che è già stato fatto, prendendo spunto da come si comporta la maggioranza. Tutto ciò non aiuta a trovare nuove soluzioni ai problemi e i grandi imprenditori questo lo sanno benissimo. A prescindere da quale sia il contesto in cui ci si trovi a operare, bisogna sempre dare a tutti l’occasione di proporre e spingere nuove idee e nuove soluzioni, soprattutto quando si tratta di persone creative e quindi spesso dotate di una buona dose di pensiero critico.

Sviluppare il critical thinking

Va superata l’idea che il pensiero critico sia un dono puramente innato e non sviluppabile, attraverso un graduale percorso di crescita. Le fasi per potenziare il pensiero critico vanno affrontate, sapendo che sono necessarie per sviluppare una delle competenze chiave per emergere nel competitivo mondo del lavoro di oggi.

Alla luce della top 10 delle soft skills e dell’importanza che ognuna di esse ricopre all’interno del contesto organizzativo, il team di PEOPLEwellBe ha sviluppato PEOPLE 10, il progetto che si pone l’obiettivo, attraverso due training appositamente strutturati, di misurare e potenziare le 10 soft skills in azienda e migliorare le prestazioni orientandole verso gli obiettivi e il successo aziendale.

I due training proposti sono:

  1. BRAIN TRAINING: si rivolge a leader e manager che si trovano ad affrontare scenari organizzativi e di mercato sempre più complessi e in continua trasformazione e sono alla ricerca di soluzioni innovative volte a garantire una maggiore competitività. Vengono allenate: Pensiero critico, Concentrazione, Prontezza mentale, Flessibilità e People Management
  2. ENJOY TRAINING: si rivolge a persone che lavorano in team e cooperano al fine di raggiungere un obiettivo comune, condizionando positivamente il cambiamento, attraverso una dimensione relazionale che influenza in maniera decisiva il benessere di chi lavora e la performance lavorativa personale e aziendale. Vengono allenate: Intelligenza emotiva, Collaborazione, Negoziazione, Orientamento al servizio

Entrambi prevedono tre fasi:

  • Meet: primo incontro in cui s andranno a condividere gli obiettivi
  • Map: con l’Assessment individuale le competenze vengono misurate scientificamente, attraverso l’utilizzo di Test Psicoattitudinali, ottenendo una mappa di competenze personalizzata con punti di forza ed aree di miglioramento
  • Develop: con il Training di gruppo le competenze sono allenate dai Trainer con focus personalizzati e metodologie innovative, potenziando gli obiettivi di apprendimento individuale e di
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RIFERIMENTI

[1] https://www.ilsole24ore.com/art/pensiero-critico-affrontare-sfide-lavoro-AEpQLv4E

[2] https://it.jobrapido.com/blog/consigli/il-pensiero-critico-perche-e-importante-per-affrontare-le-sfide-sul-lavoro-4969/#:~:text=L’importanza%20di%20un%20approccio%20critico%20sul%20lavoro&text=Ennis%2C%20pedagogista%20e%20psicologo%20cognitivo,%2C%20valutazione%2C%20ragionamento%20e%20comunicazione.

[3] https://www.ilsole24ore.com/art/pensiero-critico-affrontare-sfide-lavoro-AEpQLv4E

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