A cura di Manuela Rossini

Negli ambienti di lavoro, saper gestire le emozioni può trasformare potenziali criticità in preziose alleate nella gestione quotidiana delle piccole e grandi sfide aziendali.

L’intelligenza emotiva

Il concetto di Intelligenza Emotiva è stato introdotto da Salovey e Mayer nel 1990 per descrivere “la capacità che hanno gli individui di monitorare le situazioni proprie e quelle degli altri, discriminando tra vari tipi di emozione ed usando questa informazione per incanalare pensieri ed azioni”.

Questo termine è stato reso popolare successivamente, nel 1995, da Goleman con il suo libro Intelligenza Emotiva che descrive l’IE come un insieme di competenze o caratteristiche fondamentali per affrontare con successo la vita: autocontrollo, entusiasmo, perseveranza e capacità di automotivarsi. Secondo i tre autori il costrutto comprende cinque ambiti fondamentali[1]:

  • Conoscere le proprie emozioni: fa riferimento allo stato di consapevolezza di sé che rende un persona in grado di riconoscere le emozioni quando insorgono;
  • Maneggiare le proprie emozioni: rappresenta la capacità di tollerare gli eventi positivi e negativi della vita in modo bilanciato;
  • Motivare se stessi: rappresenta la spinta che l’individuo si dà per raggiungere un certo obiettivo;
  • Riconoscere e gestire le emozioni degli altri: include l’abilità di notare e fare distinzioni tra gli individui in base all’umore e alla motivazione;
  • Utilizzare le competenze sociali nell’interazione con gli altri.

L’importanza del feedback in azienda

L’intelligenza emotiva è una competenza fondamentale in ambito lavorativo, in particolare all’interno delle aziende. Questa forma di intelligenza permette di presentare una critica in forma costruttiva, di sapere creare un’atmosfera nella quale la diversità sia qualcosa da apprezzare e non disprezzare, di avere la capacità di lavorare con profitto come una rete di connessioni reciproche. Per la vita di un’azienda è importante il feedback che permette di ottenere uno scambio di informazioni che consente agli individui di sapere se il lavoro va bene, necessita di modifiche, va migliorato o deve essere completamente riorientato. Levinson[2] fornisce i seguenti consigli in merito alla critica nelle aziende:

  • Essere specifici: ovvero dire con precisione cosa è stato fatto bene e cosa male e come poter migliorare;
  • Offrire una soluzione: la critica dovrebbe indicare un modo per risolvere il problema o includere qualche suggerimento, altrimenti chi la riceve rimane frustrato o demoralizzato;
  • Essere presenti: le critiche, come gli elogi, per essere massimamente efficaci dovrebbero essere comunicati in privato in un’interazione faccia a faccia;
  • Essere sensibili: essere empatici, in sintonia con l’altro e percepire l’impatto di ciò che si dice e di come lo si dice sulla persona che riceve il messaggio. I dirigenti poco empatici sono più inclini a offrire feedback in modo offensivo con un effetto distruttivo. Al posto di aprire la strada della correzione, generano un reazione emotiva negativa che spinge l’individuo a mettersi sulla difensiva e tenere le distanze.

Gestire le emozioni per migliorare la job performance

Diverse ricerche[3] mostrano come le persone emotivamente intelligenti siano a più basso rischio di sviluppare comportamenti devianti o antisociali. Queste persone ricevono maggiore stima da parte dei pari, sono più presenti e supportivi di fronte alle difficoltà di un loro caro, hanno relazioni soddisfacenti con il partner o persone dell’altro sesso e gestiscono meglio le situazioni emotivamente intense, riducendo lo stress e le intrusioni ad esse associate.

Questa abilità è centrale in tutti quei contesti in cui si interagisce con gli altri, come l’ambito lavorativo, nel quale l’IE si rivela un fattore cruciale in relazione alla job performance. Riconoscere e comprendere le proprie emozioni e quelle altrui nel mondo del lavoro consente di valutare gli eventi in modo adeguato, di prendere decisioni rapide ed efficaci, di fare scelte consapevoli in rapporto agli eventi della vita e di riflettere adeguatamente su di esse e su cosa le ha causate. Saper gestire le emozioni consente di determinare l’intensità e la durata di una reazione emotiva, saper trasformare un’emozione in un’altra, saper superare stati conflittuali o di tensione motivandosi con idee, pensieri e obiettivi da raggiungere.  

Sviluppare l’IE nel leader

L’IE è fondamentale all’interno di un’azienda. Per figure strategiche come quelle dei manager a cui è affidato il compito di gestire e governare il contesto organizzativo in tutta la sua complessità.

Secondo i recenti modelli di leadership “trasformazionale” al manager non spetta solo il compito di controllare, pianificare e supervisionare il lavoro ma deve essere in grado di motivare e di ispirare i propri collaboratori. Questo al fine di creare e supportare una vision aziendale condivisa che contribuisca a rafforzare il senso di identificazione e di appartenenza. La leadership è un processo intrinsecamente emotivo, per cui i leader dapprima riconoscono gli stati emotivi dei collaboratori e poi si impegnano a gestirli. L’IE quindi, rappresenta un fattore determinante per aumentare le capacità di efficacia relazionale di un individuo ed è una componente determinante per una leadership efficace. I dipendenti con alti livelli di IE sviluppano relazioni più efficaci e supportive nei confronti dei membri del loro team di lavoro. Infatti reagiscono in maniera più flessibile ai cambiamenti nel loro ambiente sociale costruendo reti di sostegno più solide.

Le risorse emotive dei manager hanno un ruolo strategico all’interno delle organizzazioni: il leader efficace oltre alle competenze tecniche e specialistiche deve possedere doti comunicative ed interpersonali e saper gestire le emozioni. Sono, infatti, queste abilità che garantiscono al leader innanzitutto di essere percepito come tale dai suoi collaboratori e dunque di guadagnare la credibilità necessaria affinché egli possa convogliare l’impegno dei singoli lavoratori verso gli obiettivi definiti dall’organizzazione.

L’IE nei team di lavoro

Il team di PEOPLEwellBE ha sviluppato il progetto BE MY TALENT con lo scopo di:

  • Sviluppare l’intelligenza emotiva nei team di lavoro
  • Mappare le IE skill valorizzando le skill padroneggiate, utilizzandole come base di partenza per comportamenti virtuosi
  • Sviluppare le IE-skill non sfruttate in modo completo per spingere al successo lavorativo

Questo è fondamentale perché può portare a diversi risultati, tra cui un’elevata soddisfazione lavorativa, un elevato attaccamento all’organizzazione, una particolare dedizione ne confronti della propria carriera professionale, la messa in atto di comportamenti altruistici verso i colleghi e performance migliori individuali e di team.

Il progetto si sviluppa in quattro fasi:

  • Meet organization per conoscere l’organizzazione aziendale, creare lo Steering Committee e individuare il Project Manager
  • Map skill per valutare quattro diverse IE skill: awareness, emotional control, social & relationship, organization
  • Devolop skill, la fase di training per sviluppare le skill dell’intelligenza emotiva e colmare il gap tra skill possedute e skill da allenare
  • Upgrade skill per la validazione test-retest e la verifica delle competenze acquisite e/o in progress durante le fasi di MapSkill e DevelopSkill
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[1] http://www.spc.it/pdf/appro/2009_ristori_intelligenzaemotiva.pdf

[2] Levinson, H. (1992). Feedback to subordinates, Addendum to the Levinson Letter, Levinson Institute, Waltham, MA

[3] Manuti, A., Giancaspro, M.L., Lanciano, T., Bruno, F. (2017). L’intelligenza emotiva al lavoro. Assessment e training per valutare e potenziare lo stile di leadership e le abilità emotive dei manager nelle professioni socio-sanitarie. Psychofenia, 35-36, pp.17-34

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